Tokyo 2006

Tokyo 2006

Stasera voglio provare a raccontarvi i vari episodi, alcuni davvero bizzarri, che hanno caratterizzato il mio primo viaggio a Tokyo nel 2006. Dalla fine del 2005 ero a Kyoto con una borsa di studio post laurea. Nel mese di agosto ho deciso di partire per la “nuova” capitale per visitare i due santuari più simbolici: lo Yasukuni Jinja ed il Meiji Jingu. Per la lunghezza del racconto ho scelto di dividerlo in due parti. Ecco la prima:

 

Seishun 18 kippu

Per l’occasione ho pensato di utilizzare non i famosi shinkansen bensì i treni locali della linea JR. In Giappone esiste un biglietto speciale che si chiama 青春18きっぷ (“seishun 18 kippu”) e lo si può usare solo in determinati periodi. Ha il vantaggio di costare poco ma non consente di salire sui treni ad alta velocità. È pensato per i giovani che vogliono viaggiare e spostarsi facilmente (“seishun” significa infatti gioventù, il numero 18 rappresenta l’età dei giovani mentre “kippu” significa, semplicemente, biglietto). Può essere utilizzato da una ad un massimo di cinque persone per un totale di cinque volte nell’arco di cinque giorni.

Mi piacerebbe scrivere intere pagine su questo viaggio incredibile e… lunghissimo. Mi ricordo di aver cambiato cinque o sei treni per arrivare a Tokyo, per un totale di oltre sette ore di viaggio. Quanto mi sarebbe piaciuto avere a disposizione la tecnologia di oggi per documentare quello che i miei occhi hanno potuto vedere. Tra le emozioni vissute in quelle ore ancora mi ricordo quando, trovandomi in una stazione in aperta campagna, sono salito sul successivo treno locale. Mentre aspettavo la partenza, accanto a me vi era un gruppetto di scolaretti che, probabilmente, non avevano mai visto uno straniero così da vicino. Erano addirittura più incuriositi di me. Tutti sorridenti e sorpresi hanno iniziato a guardarmi, al mio saluto sono esplosi in una fragorosa reazione di gioia collettiva. Poche fermate dopo sono scesi e li ho salutati nuovamente. Mentre il treno ripartiva mi hanno seguito con lo sguardo, festosi e sorridenti.

 

Tokyo, metropolitana

Un altro vago ricordo che ho di quel giorno è la moltitudine di persone stipate nei vagoni della metropolitana di Tokyo. Rievocavano lontani ricordi romani quando dovevo cambiare metro a Termini. Ancora ho ben fisso nella memoria due ragazzi seduti per terra, noncuranti delle persone intorno.

 

Tokyo, Shinjuku: primo incontro surreale

Arrivato a Shinjuku di sera, mi sono diretto subito all’albergo per poi andare a mangiare qualcosa per cena. Qui inizia la parte più surreale del mio viaggio a Tokyo. Ancora adesso, mentre sto scrivendo, al solo pensiero mi viene da ridere. Uscito dall’albergo mentre ero alla ricerca di un posto dove poter cenare sono stato avvicinato da una donna che, con modi eloquenti e diretti mi ha iniziato a chiedere se volevo fare dei massaggi. Mentre educatamente provavo a rifiutare il suo invito la signora, d’improvviso, mi spinge contro la saracinesca di un negozio, poggia una mano sulla saracinesca e a brevissima distanza, fissandomi, mi chiede ancora un’altra volta se volevo un massaggio. Tra lo stupito, imbarazzato e sorpreso mi sono divincolato dicendole che ero fidanzato e che non ero interessato ai suoi massaggi.

 

Tokyo, Shinjuku: secondo incontro surreale

Giusto il tempo di capire quello che mi era appena capitato e, girato l’angolo di una via sconosciuta, appare all’improvviso davanti a me un energumeno di colore. Altro momento di stupore. Mentre cercavo di capire le sue intenzioni, ha iniziato a parlarmi in inglese, mostrandomi le foto di alcune ragazze, e chiedendomi se fossi interessato. Al mio rifiuto ha cercato di proseguire la “conversazione” domandandomi di dove ero e dove vivevo. Quando ha sentito che ero italiano (della mia residenza a Kyoto poco gli importava) ha letteralmente fatto un balzo (un mix di stupore e di felicità); in men che non si dica ha cambiato lingua e mi ha chiesto, in un italiano sgrammaticato ma comprensibile, se ero interessato a incontrare una delle ragazze. Reduce dall’esperienza bizzarra di pochi minuti prima sono scoppiato a ridere per l’ulteriore sorpresa e gli ho chiesto come mai era in grado parlare italiano. Bene, vero o falso che sia, la sua risposta è stata che parlava italiano perché era stato in Italia (essendo passati tanti anni, non mi ricordo più la località) insieme a suo cugino per qualche tempo. Ho percorso ancora qualche metro insieme a questo simpatico ragazzone e poi sono andato a mangiare qualcosa prima di rientrare nel capsula hotel.

 

Fine prima parte

Questa è stato il mio primo impatto con la città di Tokyo. Che dire, pura poesia, pura fantascienza, pura follia, il tutto racchiuso in pochi minuti tra le buie vie del quartiere di Shinjuku, illuminate a sprazzi dai forti neon dei club notturni e di quant’altro. Purtroppo non ho scattato alcuna foto durante la mia prima sera a Tokyo. Per la seconda parte del racconto, invece, ne ho diverse che testimoniano la mia giornata ai santuari, culminata con un incredibile e, stavolta, piacevole incontro casuale. Lascio due foto scattate all’interno del loculo così potete vedere la sua dimensione.

 

Galleria foto:

 

 

 

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